UNA Cremona - I NAS sequestrano il canile di Cremona - marzo 2009

Cronaca del sequestro del canile di Cremona operato dai NAS
Fonte: stampa cremonese


La Provincia
mercoledì 14 febbraio 2014

Il caso Rifugio. In aula la funzionaria del ministero della Salute che quattro anni fece l'ispezione "Elevatissima mortalità di cani. Farmaci in quantità enormi"

di Francesca Morandi
Nell'aprile del 2009 il ministero della Salute la incaricò di fare una ispezione al canile, perché "il caso Cremona" era finito sul tavolo di coordinamento per la tutela degli animali e perché erano arrivate molte segnalazioni. "Ho riscontrato una prescirzione in quantitativo enorme sia di Pentothal che di Tanax: 239 confezioni di Tanax in sette anni. Ogni flacone è da 50 ml, moltiplicato per 239 fa 11.950 ml, sufficiente a sopprimere più di mille cani di taglia grande". Per l'accusa, una media di oltre 300 cani all'anno. "Un quantitativo non compatibile con al struttura di Cremona". Rosalba Matassa, dirigente veterinario, è la funzionaria ministeriale che quattro anni fa fece una relazione in occasione dell'ispezione. Ieri l'ha confermata davanti al presidente, Pio Massa, e ai giudici, Andrea Milesi e Francesco Sora, nel processo sui presunti maltrattamenti e sulle presunte uccisioni dei cani, senza che ve ne fosse necessità, nella struttura comunale di vi Casello data in gestione all'Associazione Zoofili Cremonesi, i cui ex presidentye e vice, Maurizio Guerrini e Cheti Nin, sono sul banco degli imputati. Sotto accusa anche le volontarie Laura Gaiardi ed Elena Caccialanza e la veterinaria dell'Asl, Michela Butturini (prossima udienza il 25 marzo). Di conferma in conferma, la funzionaria del ministero ha spiegato di aver trovato "una condizione di sovraffollamento" e di aver riscontrato, esaminando gli atti, "che vi erano, sinceramente, delle irregolarità nella gestione. Scarsa tracciabilità degli animali, molti animali non erano stati registrati con il microcip. Dal registro delle mortalità e delle eutanasie risultava un numero elevatissimo di mortalità, troppe per una capienza di 300, 350 cani. Tra le cause di mortalità, si parlava di gastroenteriti virali, mai diagnosticate però. Le diagnosi non erano supportate da valenza scientifica. Altre cause di mortalità? Aggressioni e sbranamenti, cosa che in una struttura ben gestita è un evento rarissimo. Le mie conclusioni? Ho fatto anche prescrizioni di modifica della gestione della struttura, ho chiesto più controllo, i registri da mettere a posto, di provvedere all'isolamento dei cani. La struttura non era nuovissima, richiedeva certamente interventi. Di canili ne ho visti tutti i giorni. Strutturalmente non era dei peggiori. I box di isolamento erano sicuramente inadeguati e poi c'era il grosso problema del gattile troppo vicino, motivo di stress sia per i gatti che per i cani". Dopo la funzionaria, il pm Fabio Saponara ha chiamato a testimoniare ex dipendenti e volontari, che con i loro racconti più o meno fotocopia, hanno consegnato di Cheti Nin il ritratto della vice che gestiva tutto, "anche i soldi", che "decideva lei quali animali uccidere" in una struttura, in cui "solo i cani adottati venivano microcippati, gli altri no".

Teste in lacrime
"Siringa nel cuore dei cuccioli"
Lacrime in aula. Sono quelle di Enrica, prima volontaria e poi dipendente (ex) del canile, che ha pianto quando ha ricordato le uccisioni dei cuccioli, "soppressi con dosi alte di Pentothal attraverso una puntura nel cuore" per mano di "Cheti Nin". La teste ha parlato di "canile sovraffollato" e raccontato che "si trovavano spesso cani morti. Chiedevo dov'era un cane, mi dicevano che era stato adottato, però spariva dalla sera alla mattina. Di cani morti se ne trovavano tanti all'inizio della settimana, cani che apparentemente sembravano in salute. La Cheti mi ha sempre detto che i cuccioli interni dovevano morire. Di cani morti ne ho trovati tanti, alcuni avevano la bava alla bocca, poi c'erano cani perfettamente sani che il giorno prima correvano. Io ho visto più volte la Cheti preparare la siringa. Mi sono sempre rifiutata di assistere alla cosa". L'ex dipendente ha raccontato che nel dicembre del 2008 "la Cheti" la cercò al telefono. Perché? "Mi disse che non dovevo dire niente di quello che accadeva al canile".

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